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Por una vida libre de violencias


  • La violenza esercitata dagli uomini è frutto di una società patriarcale, è considerata uno strumento per risolvere conflitti, per dominare e controllare la donna. Però va sottolineato che usare o meno la violenza è una decisione personale, quindi in nessun caso può essere giustificata. La violenza contro le donne non è la conseguenza del carattere aggressivo dell’uomo o di una rabbia incontrollata, ma del desiderio di esercitare potere.

    E’ in questi termini che si è svolto il corso di formazione delle promotoras legales, al quale ho avuto l’onore di poter partecipare.
    ECAM (equipo de comunicacion alternativa de mujeres) forma donne che, in maniera volontaria, decidono di appoggiare donne maltrattate ad uscire dal ciclo della violenza.
    Come? Ascoltandole, aiutandole nei momenti critici, dalla presa di coscienza della perversione delle molteplici violenze alla denuncia; dando loro forza e strumenti psicologici e lagali necessari per terminare con la violenza che caratterizza la loro vita.
    Un altro aspetto fondamentale del lavoro delle promotoras legales è quello di aiutare le donne che hanno subito violenza, a costruire e/o ricostruire le reti sociali, quali famiglia e comunità (amici/che, istituzioni, vicine/i, colleghe/i).
    In Bolivia, come a tutte le latitudini, “le violenze” contro le donne, vengono esercitate per la maggior parte dei casi, nel “luogo sacro”: la famiglia, dal convivente, dal marito, dal padre, dal nonno, dallo zio, dal fratello.
    L’impunità e la mancanza di denuncia contro l’aggressore sono purtroppo molto frequenti. Questo è dovuto ai cosidetti “miti” che la società patriarcale tende a utilizzare per giustificare la violenza contro le donne, tanto da normalizzarla. I miti solitamente sono quelli che rimarcano i ruoli di genere:
    a)L’uomo è aggressivo e la donna sottomessa. In questo modo si giustifica il potere e il controllo che il marito, il padre, il fartello, lo zio hanno sulla donna, discriminando la donna e nagandole i suoi diritti,
    b)Se Lui la picchia, lei certamente avrà fatto qualcosa per meritarselo. In questo modo si colpevolizza la vittima, di conseguenza si accetta e si approva culturalmente la violenza.
    c)I panni sporchi si lavano in casa. Si considera la violenza un assunto privato.

    Questi miti vengono assunti come normali compiendo un grave danno alla società. A volte si tratta della stessa società che proclama i diritti fondamentali delle persone, siano donne o uomini.
    Sono questi stessi miti che alimentano il cosìdetto ciclo della violenza. Si tratta di momenti attraverso cui si articola la relazione tra l’uomo aggressore e la donna maltrattata. E’ un circolo vizioso che nasce con quella che viene chiamata Luna di miele, a cui succede un’accumulazione di tensione, un’esplosione violenta con maltrattamenti fisici e psicologici incontrollati che possono arrivare anche alla morte. Si tratta di un momento critico, la vita della donna corre un rischio e non sempre è facile denunciare in questa fase.
    A questa fase violenta, segue la fase della riconciliazione, seguita nuovamente dalla luna di miele, dall’accomulazione di tensioni e…il giro riparte.
    La donna maltrattata come conseguenza delle molteplici violenze di cui è vittima, vive nella paura, nel senso di colpa, nella mancanza di fiducia e di amore verso se stessa. Nn crede più nelle sue capacità e ha un’autostima molto bassa. La violenza non è mai solamente una: non vi è violena fisica che non sia accompagnata da quello psicologica: non vi è violenza sessuale che non sia accompagnata da violenza psicologica.
    E’ necessario que tutto questo venga denunciato, che ci si renda conta della dimensione di genere che la violenza contro le donne presenta. La società è cieca, ma le donne no. E’ difficile ma bisogna uscire dal ciclo della violenza, per spezzare la catena mortale con l’uomo aggressore.
    Quello che ho appena descritto non è un percorso lineare, facile da riconoscere e da rompere. La violenza contro le donne purtroppo è presente in tutto il mondo e a qualsiasi livello economico.
    La differenza tra i vari Paesi è nell’ambito normativo.
    In Boliva rispetto alla violenza intrafamiliare vi è una legge che la regolamenta: la N°1674/1994. Si tratta di una legge di 18 anni fa, che non tutela realmente la vittima della violenza.
    Per chi avesse voglia saperne di più, questo è il link della legge 1674/1994 contro la violenza intrafamiliare: http://bolivia.infoleyes.com/shownorm.php?id=1716
    In seguito allego la proposta di legge della coordinadora de la mujer che modifica la legge vigente: Proyecto_de_ley_modificaciones_ley_violencia_domestica_1674_78

    LA VIOLENZA NON SI CONCILIA – I DIRITTI NON SI NEGOZIANO

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