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Affetto

Emozioni, amicizie, affetti, musica. Questo e tanto altro mi hanno tenuta lontana dall’aggiornare questo mio diario di viaggjo.

Grandi sorprese e forti emozioni non sono mancate. Di questo vorrei scrivere, avendo come sottofondo la musica boliviana o meglio Tarijena o meglio chapaca.

Voglio raccontarvi di loro, delle ragazze a cui tanto voglio bene, delle ragazze dell’albergue e dei loro figli e figlie.

Spesso mi capita di ripensare alla prima volta che ho messo piede nel posto che ormai è la mia seconda casa a Tarija. Ripenso all’imbarazzo inziale,  mi veniva chiesto da dove venissi, come era il mio Paese, che lingua si parlava, se ero sposata e se avevo figli. Perchè ero in Bolivia?!

Ad oggi le ragazze che vivono nell’albergue sono 12. E i bambini dal 4 settembre sono 9. Quella data rimarrà impressa nella mia mente, perchè è nata la figlia di una delle ragazze.

Quanti ricordi.

Ricordo il giorno in cui è arrivata Ino, era la fine di maggio. Un maggio fresco, anche se non propriamente invernale.

Ino era spaventata, triste e silenziosa. Ricordo le sue lacrime, il suo silenzio. Veniva da Villamontes dove aveva sofferto una violenza sessuale da parte del suo datore di lavoro. E’ scappata dal luogo dove lavorava e grazie ella Defensoria de la ninez y adolecencia è arrivata a Tarija, nell’albergue.

Ogni volta che arriva una ragazza nuova, le ragazze sono contente. “Che bello avremo una nuova amica” è quello che dicono.        C’è una forte una solidarietà tra di loro. Tutte hanno sofferto una violenza sessuale e tutte i primi giorni vorrebbero andare via da un posto di cui non ne capiscono la ragione. Pensano che non hanno fatto niente di male, che è un ingiustizia che loro siano state sradicate dalle loro case e dalle loro famiglie. “perchè ci portano via, mentre LUI rimane lì?” Pensano sia una punizione per aver fatto qualcosa di male.

Quando Ino è arrivata nell’albergue, a 17 anni era già incinta di 7 mesi. 7 mesi che volevano essere occultati,  utilizzava jeans e pantoloni stretti per dissimulare il più possibile una gravidanza non desiderata.

Con il passare del tempo il ventre di Ino cresce sempre più e i jeans non li ha più indossati, la gravidanza non viene più nascosta. Ino è sempre più bella, serena. Quando è arrivata non aveva quasi niente con sè: qualche vestito e delle foto di quando era piccola nella sua casa in campagna.  Aveva voglia di mostare quelle foto, quella parte di vita che porta sempre con sè. E’ stato quello il primo momento di confidenza che abbiamo avuto. Mi ha raccontato che è andata a scuola per una settimana, fino a quando la madre è morta e lei a 9 anni ha dovuto rinunciarci per aiutare il padre a lavorare. E’ questo il motivo per cui non sapeva nè leggere nè scrivere. Ma Ino ha appreso già tante altre cose nella sua vita.

Ricordi…                                                                                                                                                                                                                  Ricordo che quando Nadia (una mia carissima amica che ha vissuto un mese a tarija) faceva una lezione di inglese nell’albergue, Ino scriveva parole che cercava di leggere.                                                                                                                                                      Ricordo che quando c’è stato un diverbio con una ragazza dell‘albergue, Ino è scappata nella camera che condivide con le altre ragazze e piangendo diceva che voleva andare via, che non voleva più vivere nell’albergue.

Il tempo è passato e Ino si è completamnete integrata con le ragazze, si vogliono bene e si aiutano. Si confidano, scherzano, litigano e giocano.

Finalmente è arrivato il giorno in cui Ino e un’altra ragazza che come lei era nuova, sono state iscritte a scuola. Prima elementare, scuola belgrano, turno serale. Ino finalmente poteva andare a scuola e ralizzare il suo sogno, imparare a leggere e scrivere. Da allora Ino ogni giorno si esercita: a, e, i o, u…pa,po,pu,pe,pi…la,le,li,lo,lu…pala, lima, nina…le difficoltà non la spaventano, lei continua  provarci fino a quando non ci riesce. Si applica e si emoziona quando riesce a leggere quelle parole che inizialmente le risultano quasi impronunciabili. Un giorno mi ha raccontato con il sorriso stampato sulle labbre che era riuscita a scrivere tutte le parole che l’insegnante le aveva dettato. Era soddisfatta e orgogliosa di se stessa.

Nel frattempo la sua pancia cresce. Alla fine di agosto sono iniziano le prime contrazioni, i dolori alle gambe e alla schiena. Ma lei non si lamenta mai, vuole continuare a svolgere i compiti che le spettano nell’albergue, a esercitarsi nella scrittura e ad andare a scuola.

Fino a quando il 4 settembre alle 2 di notte le contrazioni diventano sempre più forti e non le permettono di dormire. Di corsa all’ospedale…è inziata la fase pre parto! Le contrazioni sono sempre più intense e lunghe. Si tratta un travaglio lungo perchè solo ale 16:30 la sua wawa (bambina in quechua) è nata. Ino è stanca, i dolori sono stati lancinati. La nostra Ino è mamma. Quando qualche ora dopo ho visto Ino che allattava sua figlia, mi sono emozionata. E’ difficile spiegare quello che ho provato ma so per certo che ho visto una ragazza stanca ma matura e responsabile. Spesso si girava verso la bambina che fino a qualche ora prima era nel suo ventre. Era accanto a lei e la guardava con affetto e sensibilità. Chissà cosa avrà pensato Ino. Forse che per qualche mese dovrà rinunciare ad andare a scuola, che dovrà allattare sua figlia ogni 2-3 ore, che dovrà cambiarle i pannolini, che adesso non è più sola, che sono in 2. Sarà difficile, questo lei lo sa. Non è una gravidanza desiderata, anche di questo è cosciente.

Oggi Ino è stata dimessa dall’ospedale ed è tornata all’albergue. Tutte le ragazze l’hanno abbracciata,” litigavano” per prendere in braccio la più piccola inquilina dell’albergue. La guardavano, l’accarezzavano. Le ragazze madri hanno ricordato il parto, Il peso e l’altezza dei loro figli. La wawa di Ino alla nascita pesava 3,9 kg e era alta 50 cm.

Adesso nell’albergue le ragazze incinta non sono più 2. Adesso c’è solo Liz, una quindicenne al 7 mese di gravidanza. E’ arrivata da una settimana e pian piano si sta tranquillizando e integrando.

Sono tante le storie di vita che sto imparando a conoscere, cha vorrei tutelare e raccontare. Ogni giorno vorrei ringraziarle per quello che ognuna delle ragazza mi insegna, per l’affetto sincero che ricevo.

Adelante chicas!

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6 Responses

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  1. Gaia says

    Io mi sono commossa :’)

  2. Carla says

    Emozione! Grazie Eli per condividerla con tutti noi!
    Sei proprio bella =)
    Ti abbraccio fortissimamente

  3. nadia says

    Eccomi qui, con il ritardo di cui solo io sono capace…
    E’ così strano, così irreale eggere di qui, dallo schermo di un computer, da un altro emisfero, da un altro mondo.
    Sembra tutto così distante visto da qui.
    Eppure…
    Non ci sono parole per descrivere le emozioni che mi hai fatto provare nel leggere de las chicas, della nuova arrivata, di voi.
    Anche ora, e anche da qui.
    E’ come tornare indietro, e colmare in un istante le migliaia di km che ci dividono.
    Grazie, semplicemente…….

  4. Giovanna says

    Grande Elisa, che belli i tuoi racconti!
    un abbraccio a te e alla tua esperienza,
    a presto
    Giovanna Cajamarca

  5. Eugenio alias Gegè says

    splendida ELI ,

    quello che racconti in modo così toccante e genuino ci consente di rivivere quello che fai ,pensi, osservi ,sogni….sia per chi è stato come me e Margaret da te e sia per chi ha solo letto i tuoi aggiornamenti sul blog–

    Abbracci profumati et delicati a tutti e soprattutto a Ino et creatura–tuo papi Gegè–

  6. Marco says

    Fantastico racconto! Speriamo di beccarci su skype sti giorni!

    Baci, Marco 🙂



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